Aria: cambiamenti climatici e inquinamento

 

La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall'involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall'ultimo modello d'apparecchio. Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da sé, il mondarsi d'una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare. Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arrestrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'inalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. (Calvino I., Le città invisibili, Mondadori, 1993)

 

Inquinamento e cambiamento climatico vanno di pari passo. Il primo è figlio di modelli di sviluppo e stili di vita improntati sulla fiducia incondizionata nella crescita senza limiti; il secondo è conseguenza del primo e in larga parte influenzato dall’aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera. Un cane che si morde la cosa. Produciamo e consumiamo usando energia da fonti non rinnovabili, in particolare combustibili fossili come carbone e petrolio che sono anche altamente inquinanti e le nostre scelte/azioni incidono sulle trasformazioni del clima: l’obiettivo è quindi la diminuzione delle emissioni globali e con esse della temperatura superficiale media globale. La priorità è stata stabilita dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC): limitare al di sotto dei 2 °C l’aumento della temperatura. Per conseguire tale obiettivo, le emissioni globali di gas a effetto serra devono raggiungere il picco nel più breve tempo possibile e quindi diminuire rapidamente: entro il 2050 devono essere ridotte del 50% rispetto ai livelli del 1990, per poi raggiungere, entro la fine del secolo, la “neutralità carbonica”. L’obiettivo che si è data l’Unione Europea è più ambizioso: ridurre le emissioni dell’80-95%.

Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), “oggi il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, e, dal 1950, molti dei cambiamenti osservati sono senza precedenti. L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, la massa di neve e ghiaccio è diminuita, il livello del mare è aumentato, e soprattutto sono aumentate le concentrazioni di gas ad effetto serra”. Per questo il cambiamento climatico rappresenta una delle maggiori sfide che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi anni. Gli impatti sul pianeta e sulle generazioni presenti e future, soprattutto in termini di salute, sono già enormi e lo saranno anche in futuro; essi ci obbligano ad intervenire con consapevolezza e prontezza. L’Agenda 2030 affida all’obiettivo 13 l’attenzione al clima e alle sue trasformazioni; in particolare mira alle azioni da intraprendere per controllarne i cambiamenti:

. rinforzando la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali in tutti i paesi;

. integrando nelle politiche, nelle strategie e nei piani nazionali le misure di contrasto ai cambiamenti climatici,

. migliorando l’istruzione, la sensibilizzazione e la capacità umana e istituzionale riguardo ai cambiamenti climatici in materia di mitigazione, adattamento, riduzione dell’impatto e di allerta precoce;

. dando attuazione all’impegno assunto nella Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici per raggiungere l’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 congiuntamente da tutte le fonti, per affrontare le esigenze dei paesi in via di sviluppo nel contesto delle azioni di mitigazione significative e della trasparenza circa l’attuazione e la piena operatività del “Green Climate Fund” attraverso la sua capitalizzazione nel più breve tempo possibile;

. promuovendo meccanismi per aumentare la capacità di una efficace pianificazione e gestione connesse al cambiamento climatico nei paesi meno sviluppati e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo concentrandosi, tra l’altro, sulle donne, i giovani e le comunità locali ed emarginate.

Diversamente da altre “questioni”, quella che riguarda i cambiamenti climatici non ha confini nazionali, la sfida è globale, riguarda tutti e soprattutto i paesi più vulnerabili: la strada da intraprendere è quella di lavorare in modo coordinato per costruire economie a limitato utilizzo di carbone o meglio ancora decarbonizzate da un lato e per formare cittadini consapevoli ed educati alla sostenibilità dall’altro. Di fronte ai dati degli studiosi sul riscaldamento globale, sull’innalzamento del livello dei mari, sull’intensità talvolta estrema di alcuni eventi climatici e sull’aumento vertiginoso delle emissioni di gas ad effetto serra, l’opinione pubblica esprime in modi diversi la sua reazione. C’è chi guarda al cambiamento climatico come se si trattasse di una questione extraterreste, qualcosa riguardante un altro pianeta, c’è chi nega ogni evidenza e chi ne fa una questiona apocalittica quasi senza via d’uscita. La preoccupazione c’è: in particolare in Italia, dove negli ultimi mesi le piogge torrenziali hanno pettinato boschi, allagato città, danneggio infrastrutture e colpito le popolazioni.

Quanto però l’aumentata sensibilità nei confronti dei cambiamenti climatici è legata a queste manifestazioni esuberanti del clima e quanto è invece fondata consapevolezza delle responsabilità che le scelte politiche ed economiche alla scala nazionale, regionale, ecc. nonché a livello individuale hanno sul clima? Quanto è percezione dell’immediata urgenza legata ad un evento e quanto è convinzione che la questione non sia straordinaria, ma riguardi i nostri stili di vita sul lungo periodo? Senza trarre conclusioni inappropriate c’è da chiedersi come mai ad un aumento della preoccupazione e delle attenzioni per le tematiche ambientali non ci sia un effettivo miglioramento sulla diminuzione delle temperature globali o delle emissioni di gas ad effetto serra, solo per fare due esempi.

Innanzitutto è tempo per provare a coniugare l’attenzione agli aspetti politici dell’economia dei combustibili fossili con i nostri stili di vita e il modo in cui attraverso di essi passano certi messaggi della cultura nella quale siamo immersi. Se teniamo separati questi due elementi, se non riconosciamo la necessità di cambiare il modo di stare al mondo, di produrre, ma soprattutto di consumare, allora la partita è persa. Inutile parlare di possibilità di controllare i cambiamenti climatici. In secondo luogo è necessario uscire dagli immaginari individualizzanti che ci intrappolano e guardare apertamente la questione a partire dal nostro appartenere ad un pianeta globalizzato. Inondazioni, siccità, ondate di calore anche se collocate in un punto lontano da noi ci ritornano sotto forma di perturbazioni dei mercati del cibo e dell’energia, generando migrazioni di massa, alimentando sommosse, conflitti, disobbedienza, ecc. Cosa ci dicono i media, la letteratura, il cinema sui cambiamenti climatici? Chi ci parla di questo problema contorto che è il cambiamento climatico? Al momento se ne parla ancora troppo poco.  Per risolvere il problema è necessario mettere in discussione in primis il nostro stile di vita, ripensare alla nostra impronta territoriale, senza, voler anacronisticamente tornare in un mondo in cui “si stava meglio quando si stava peggio”. Al contrario. Oggi le opportunità tecnologiche, intellettuali, economiche e politiche possono aiutarci a stare in piedi in modo sostenibile nell’unico pianeta che abbiamo a disposizione.

Cambiamenti climatici e inquinamento. Introduzione di Sara Bin Responsabilità in aria. Intervento di Francesco Miazzi Favaro: sostenibilità in fiera. Intervento di Giovanni Donadelli “Il clima sta cambiando. Quindi?” di Mattia Bertin traccia audio della formazione

Consigliamo la lettura dei romanzi

Share this Story

8 Comments


  1. Laura

    dicembre 19, 2018 at 3:07 pm

    Ora che gli incontri si sono conclusi, vi ringrazio per i numerosi spunti di riflessione che mi avete fornito!

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 10:50 am

      Grazie a te, Laura!
      Se vorrai condividere riflessioni, personali o collettive, svolte insieme ai tuoi alunni, il blog rimane aperto ai commenti per tutto l’anno scolastico (e sarà consultabile anche nei prossimi anni).
      Buon lavoro!
      Stefania

      Reply

  2. Antonella Carlotto

    gennaio 7, 2019 at 6:34 pm

    Sono un’insegnante di tecnologia di scuola secondaria di primo grado e tratto il tema dei cambiamenti climatici in particolare contestualmente a quello delle fonti energetiche, in terza media. Ho trovato molto utile e interessante l’intervento di Miazzi, in particolare perchè mette in ordine in modo chiaro e completo diverse informazioni sul fenomeno del riscaldamento globale del pianeta e relativi effetti. L’esigenza che sento maggiormente, quando affronto l’argomento con alunni di tredici anni, è di evitare i catastrofismi e cercare per quanto possibile una chiave positiva e di fiducia nelle possibilità dell’uomo di agire in modo positivo sulla situazione. Il rischio che avverto maggiormente infatti è che i ragazzi si chiudano alle informazioni avvertendosi impotenti davanti ad un fenomeno di cui non sono responsabili e sul quale hanno concretamente limitate possibilità di incidere.

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 12:09 pm

      Sicuramente dall’intervento di Miazzi si dipinge un quadro infelice delle scelte che non dipendono dal singolo cittadino. Però, come ci testimoni, Antonella, l’insegnante può essere motore di cambiamento. Nel tuo insegnamento curricolare questi temi si sposano alla perfezione e sicuramente puoi anche fornire conoscenze tecniche e approfondite sul perchè certe scelte siano importanti. E condivido anche il fatto di dover evitare catastrofismi, non generare senso di impotenza o di chiusura, ma portare invece speranza di poter cambiare le cose, a partire dalle proprie scelte, fino alla possibilità di agire, come comunità, per influenzare le scelte del settore privato e pubblico. Come hai sottolineato tu, è importante far sentire i giovani, attraverso l’educazione, motivati, legittimati e preparati ad agire per il cambiamento e questo è uno dei punti fondamentali delle linee guida per l’Educazione alla Cittadinanza Gloabale a scuola, sviluppate durante questo progetto, che presto pubblicheremo anche qui nel blog.

      Inoltre, il tema delle fonti energetiche sarà l’oggetto di 8 piani di lezione realizzati da un gruppo di lavoro di insegnanti del liceo delle scienze umane Duca d’Aosta, che ha lavorato nell’ambito di questo progetto. Le attività sono pensate per ragazzi delle scuole superiori (nello specifico una classe 3°), ma potrebbe esser di tuo interesse. Lo pubblicheremo presto su questo blog e in forma cartacea.

      Grazie per aver condiviso la tua riflessione,
      Stefania

      Reply

  3. Bruna Agostini

    gennaio 8, 2019 at 3:04 pm

    Personalmente, dopo aver seguito tutti i vostri incontri di formazione ,mi sento di dire che l’argomento è stato trattato in maniera molto approfondita, con puntualità, con dati molto recenti e significativi. Tutto ciò mi ha coinvolto emotivamente in modo particolare e spero di trasmettere queste emozioni, impressioni che ho percepito ai miei alunni, in modo da poter aiutare la loro coscienza di cittadino a formarsi in modo adatto e responsabile.

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 10:47 am

      Bruna, l’empatia è una delle attitudini che l’educazione alla cittadinanza globale sviluppa, quindi ci fa molto piacere leggere che il corso ha toccato queste corde. Ritengo che il miglior modo per trasmettere questo sentimento anche agli alunni, sia provarlo in prima persona, credendo fermamente nell’importanza delle tematiche trattate e nella responsabilità che tutti abbiamo.
      Grazie per il commento positivo, se vorrai condividere esperienze in classe o impressioni raccolte nel corso dell’anno, questo blog è il posto giusto!
      Stefania

      Reply

  4. Luisa Fabris

    gennaio 13, 2019 at 6:38 pm

    Buonasera, ho cercato di interpretare il ppt di Mattia Bertin “Il clima sta cambiando. Quindi?” che mi sembra molto interessante.
    Purtroppo non abbiamo potuto sentire la sua presentazione all’incontro , mi chiedevo allora se, per caso, è possibile avere una piccola spiegazione delle slides a parte.
    Grazie

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 11:15 am

      Luisa, hai ragione, non siete riuscite ad assistere all’intervento di Mattia Bertin, poiché, purtroppo, per un problema di salute, non ha potuto partecipare alla formazione, ma ci ha comunque inviato la sua presentazione, che è quella che hai consultato. Ci dispiace aver letto solo ora il tuo commento, ma, molti dei commenti ora visibili, erano stati registrati come spam e non ce ne siamo rese conto fino ad oggi!!! Colpa nostra! Ma che piacere, vedere tutti in una volta questi bei commenti!
      Per ogni esigenza, commentate pure, ora che abbiamo capito che i commenti possono essere catalogati come spam, saremo più attente!
      Stefania

      Reply

Leave a Reply to Antonella Carlotto Cancel reply

La tua email non verrà pubblicata.

Questo blog nasce nell’ambito del progetto europeo Global Issues Global Subjects grazie al contributo di ACS – Associazione di cooperazione e solidarietà, è rivolto ai docenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado aderenti al progetto World Social Agenda di Fondazione Fontana Onlus.