Disuguaglianze, povertà, migrazioni

22 Ottobre 2019 ……………………………………………………………………………………………………………………………………………….

La società in Occidente è frantumata. Rabbiosa. Vittima di spinte contrapposte e di estremismi risorgenti, essa sembra sempre più assomigliare a una caotica congerie di individui costretti a vivere nello stesso posto e nello stesso tempo. Se per Margareth Thatcher semplicemente la società non esisteva, oggi più di ieri dobbiamo cercare di pensare a un’alternativa all’individualismo consumista. Lo specchio di questa impostazione è un mondo chiuso, basato sulla selezione e sull’esclusione, dove non c’è posto per i deboli, i diversi, i non convenzionali; dominano forti e furbi.

Occorre allora puntare sul concetto di persona. Si nasce individui, si diventa persone, come sostiene la filosofa Martha Nussbaum. Diventando persone, cioè individui con pari valore e dignità, aperti all’alterità e alla scoperta, in armonia con se stessi e con l’ambiente, si comincia a costruire una società diversa. In questa ottica ogni persona contribuisce al progredire della comunità, contribuisce in maniera originale e unica, a seconda delle caratteristiche fisiche, abilità cognitive, appartenenza etnica o altro. Non siamo tutti uguali ma questo tipo di società si costituisce esattamente sul riconoscimento delle differenze.

È venuto il momento di scegliere: tra la società del potere e dei privilegi da difendere (che finisce per disumanizzarci) e la società dell’accoglienza che può farci diventare donne e uomini pienamente umani, aperti al futuro. La scelta dell’una o dell’altra non è questione da poco. Una società ospitale è a prima vista rischiosa, difficile financo da immaginare. Ma è l’unica via possibile per veicolare la dignità effettiva della persona: una conquista che non bisogna dare mai per scontata. L’obiettivo di una società inclusiva è l’unico possibile dentro un mondo plurale e variegato. Servono cultura, civiltà, responsabilità e istituzioni per portare a termine questo progetto e far sì che il tessuto della nostra convivenza sia solido, capace di fronteggiare le tendenze di disgregazione, disintegrazione e sradicamento che connotano il nostro tempo. Come ricorda il filosofo Roberto Mancini, l’accoglienza va perseguita come “resistenza al potere che esclude”.

Piergiorgio Cattani, giornalista e scrittore, direttore della testata Unimondo.org e Sara Bin, geografa e formatrice

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