Territorio e gestione dell’ambiente

 

“A Ersilia, per stabilire i rapporti che reggono la vita della città, gli abitanti tendono dei fili tra gli spigoli delle case, bianchi o neri o grigi o bianco-e-neri a seconda se segnano relazioni di parentela, scambio, autorità, rappresentanza. Quando i fili sono tanti che non ci si può più passare in mezzo, gli abitanti vanno via: le case vengono smontate; restano solo i fili e i sostegni dei fili. Dalla costa d'un monte, accampati con le masserizie, i profughi di Ersilia guardano l'intrico di fili tesi e pali che s'innalza nella pianura. È quello ancora la città di Ersilia, e loro sono niente. Riedificano Ersilia altrove. Tessono con i fili una figura simile che vorrebbero più complicata e insieme più regolare dell’altra. Poi l’abbandonano e trasportano ancora più lontano sé e le case. Così viaggiando nel territorio di Ersilia incontri le rovine delle città abbandonate, senza le mura che non durano, senza le ossa dei morti che il vento fa rotolare: ragnatele di rapporti intricati che cercano una forma” (Calvino I., Le città  invisibili, Mondadori, 1993, p. 76).

Ersilia – Disegno a pastello su carta per incisioni. Opera di 
Colleen Corradi Brannigan (www.cittainvisibili.com) 

Il territorio è un’opera d’arte. La più straordinaria che l’uomo sia stato in grado di realizzare. É l’esito di un progetto, quindi il frutto di una serie di scelte compiute a partire dalle risorse a disposizione, dal potere che le deve gestire, dalle strategie per ottenere il risultato voluto e quindi dagli uomini e dalle donne che lo hanno in cura. Il modo con il quale questi ultimi se ne occupano determina l’effetto finale, quell’insieme di elementi sui quali si fanno e si disfanno cose, ci si muove, si fanno progetti. I modi di intenderlo sono diversi, ma potremmo sintetizzare così l’approccio: o il territorio è lo sfondo, superficie neutra ad uso e consumo di tutti, oggetto di pratiche più o meno ambiziose o il territorio è un “attore” tra gli attori che merita rispetto, ascolto, cura al pari di tutti gli altri o altre.

Questa seconda opzione ci obbliga a ripensare il nostro modo di essere nel mondo. Ci chiede attenzione, impegno, assunzione di responsabilità nei confronti di questa entità complessa che chiamiamo territorio. In latino si dice territorium. Dentro ci sta la parola tèrritor, chi possiede la terra: terra e potere sono infatti le due componenti di questo complesso artificio.

L’idea di avere un potere su di essa si traduce in diversi modi, cioè azioni attraverso le quali l’uomo esercita forme di controllo differenti. Il controllo è un bisogno essenziale dell’uomo.

Il controllo può avere natura simbolica quando alla terra e alle sue componenti diamo nomi attraverso i quali attribuiamo significati. I nomi fanno esistere le cose. Sono come impronte lasciate per connotare i luoghi, per renderli unici e distinguibili. Servono per conoscere: i nomi rappresentano il mezzo attraverso il quale un gruppo sociale conosce il suo ambiente, la natura, il territorio. Essi consentono inoltre la comunicazione all’interno del gruppo stesso. Quello che viene esercitato attraverso l’attribuzione del nome è un controllo sulla realtà che passa attraverso l’intelletto: un gruppo umano si appropria intellettualmente della realtà.

Oltre che appropriarcene attraverso i nomi, controlliamo la realtà soprattutto attraverso la costruzione di oggetti: trasformiamo una materia, ad esempio la terra, per farla diventare qualcosa’altro, per esempio un argine per proteggere un insediamento dalla piena del fiume. Costruire oggetti ci permette da un lato di adattare la realtà trasformandola sulla base delle nostre esigenze e dall’altro di garantirci la possibilità di ripetere nel tempo la stessa attività consentita dall’oggetto realizzato: un ponte può congiunge due argini e può consente la replica dell’azione di passaggio da una riva all’altra. L’artefatto esalta il potere dell’uomo e la sua capacità di domare l’ambiente complesso che lo circonda: è intenzionale, esito di un progetto (anche se non sempre condiviso e sostenibile). Questo progetto è sostenuto da logiche di potere: quali? di quali attori? per quali destinazioni, finalità, ecc.? quali relazioni genera con gli altri artefatti collegati?

Per avere un’idea di come funzioni la realizzazione di un oggetto o artefatto territoriale è necessario tenere in mente alcuni aspetti senza i quali non potrebbe esistere:

  • specifiche competenze tecniche: quali?
  • norme di regolazione del processo di costruzione (piano regolatore, regolamento edilizio, vincoli paesaggistici, ecc.) e norme di utilizzo dello stesso
  • strategie di controllo che si traducono in dinamiche di potere politico, economico, finanziario,..
  • finalità sociali che motivano la progettazione di un artefatto, la sua modifica o distruzione.

Appropriarsi materialmente della realtà è la più grande espressione della capacità dell’uomo di domare la natura, la sfida delle sfide.

Dal fare cose, al fare ordine. L’altra modalità di controllo, prioritaria per l’uomo che si trova a vivere nella complessità di un mondo in continua trasformazione, è quella di dare un senso alle cose che fa. Per concretizzarla costruisce contesti organizzati (di cose, di spazi, di persone, di attività, ecc.). Il nostro è un agire organizzato: se così non fosse vivere sarebbe estremamente faticoso, poco produttivo, dispendioso in termini di spazio e di tempo. Per organizzare la realtà necessitiamo di regole e di criteri per fare ordine, individuare il compito da svolgere, distinguere gli elementi funzionali a quel compito da quelli che non lo sono. L’organizzazione non è altro che una strategia per creare tanti piccoli pezzetti di realtà, ordinati secondo le finalità e i compiti che devono svolgere.

Questa strutturazione impressa dall’uomo ritaglia il territorio in contesti organizzati ognuno dei quali svolge un compito in connessione con un altro. I pezzetti di territorio potremmo chiamarli strutture territoriali: sono tessere di un puzzle dotato di confini, sostenute da regole che ne determinano l’ordine all’interno, dotate di elementi che le differenziano da ciò che sta fuori, dove probabilmente le regole sono diverse e l’ordine ha altre forme. Per capire è necessario entrare dentro la tessera, chiedersi perché è nata, di quali elementi si compone, come funziona, quali principi la rendono ordinata. Ogni tessera ha vita propria e relazioni più o meno strette con quelle vicine. Ogni tessera, come ogni essere vivente, farà di tutto per continuare ad esistere. È lo scopo della vita. È lo scopo del territorio.

Ne abbiamo parlato con l’Assessora al verde e all’ambiente del Comune di Padova, Chiara Gallani [ scarica alla fine della pagina la registrazione audio dell’intervento] . Dal punto di vista dell’amministrazione pubblica che si occupa di verde e ambiente significa confrontarsi con due modalità di gestione che si presentano su piani temporali differenti: una legata alla pianificazione a medio-lungo termine e una ancorata al breve termine, quasi all’immediato, che riguarda le situazioni emergenziali. Dire “verde” e dire “ambiente” apre, dal punto di vista delle competenze, una lista consistente di ambiti e quindi di questioni da gestire. Per avere un quadro più completo, suggeriamo la lettura della pagina del sito comunale dedicata ad “ambiente e territorio“.  Gestire la complessità comporta necessari sforzi di conoscenza, adattamento, dialogo tra attori, tempo e la capacità di porsi e porre delle domande dai quali non si può prescindere nel momento in cui si devono prendere delle decisioni. “Un Comune che va da solo è perso!” Per questa ragione coltivare gli incontri, abbracciare le diverse istanze, costruire connessioni, condividere opportunità e limiti intrinseci al processo decisionale è primordiale e vitale per assicurare la sopravvivenzadi un territorio. In questo modo si possono porre le basi per una progettualità che dall’interno crea i presupposti per la propria sostenibilità, in relazione con l’esterno. 

Traccia audio della formazione

Alla scuola è affidato il compito di proiettare i cittadini verso un futuro desiderato lavorando sulle conoscenze, ma soprattutto sui progetti di domani. Quale città desideriamo? Quale potrà essere il nostro ruolo? Quali decisioni dovremmo prendere? Quali azioni ci assicureranno la sostenibilità del nostro territorio? Qui di suguito due risposte progettuali dal mondo della scuola:

Io cittadino glocale (insegnanti referenti: Gabriella Balbo – scuola dell’Infanzia “Il Quadrifoglio” e Luisa Mattia – scuola primaria “A. Rosmini” del IV IC di Padova):

descrizione del progetto “Io cittadino glocale”

Le buone regole: difendiamoci dall’inquinamento (insegnante referente: Cristina Prendin –  scuola primaria “D. Manin” del XI IC Padova):

descrizione del progetto “Le buone regole”

 

Share this Story

10 Comments


  1. Laura Petrina

    settembre 28, 2018 at 12:28 pm

    Molto interessante, soprattutto molto bello sentir parlare dell’esperienza dell’Arcella.
    Ho apprezzato molto la presenza e l’intervento dell’assessore.

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 9:33 am

      Grazie Laura! Hai avuto l’occasione di passeggiare all’Arcella e vedere le tavolette appese alle ringhiere delle case?
      Io, prima di conoscere l’iniziativa, pensavo che fossero di qualche artista locale e scoprire che fossero opera di tanti piccoli artisti mi ha sorpresa. Un bel modo per ricordare alla comunità di prendersi cura dei propri luoghi, creando relazioni e reti.
      Stefania

      Reply

  2. Monica Dario

    settembre 28, 2018 at 4:08 pm

    Che bello vedere i lavori dei piccoli. Quando progettiamo per le secondarie prevediamo soprattutto lo studio teorico, i compiti di realtà da qualche anno sono entrati anche nella nostra didattica, ma per paura di tempo, di programmi ed altro ritagliamo uno spazio minimo. Invece, ieri ho constatato l’importanza sia di conoscere sia di interagire col territorio e rendere visibile all’esterno il proprio lavoro.
    Contatterò l’Assessora Gallani!

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 9:30 am

      Grazie Monica, ci fa piacere leggere le tue riflessioni sui compiti di realtà anche per i più grandi e sicuramente il lavoro dei più piccoli è stato ben curato e ha saputo diffondere un bel messaggio alla comunità. Sappiamo che il tempo per la progettazione di queste attività sembra sempre poco e dunque speriamo di poter offrire sempre spunti che possano facilitare questo percorso.
      Stefania

      Reply

  3. Alberta Vittadello

    settembre 28, 2018 at 8:17 pm

    Le esperienze illustrate nell’incontro di ieri confermano come la scuola sia il luogo “privilegiato” per far crescere cittadini attivi, consapevoli e solidali. Il ruolo dei docenti, in qualsiasi grado di scuola è fondamentale per raggiungere gli obiettivi relativi allo sviluppo sostenibile. Grazie ai colleghi che hanno condiviso le loro esperienze

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 9:26 am

      Grazie Alberta per il tuo commento! Molto interessante il sito che hai linkato, ma compare solo a me che ho accesso all’amministrazione del blog. Mi permetto di postarlo per tutti qui nel commento, perché è un ottimo suggerimento di approfondimento. Grazie!

      Stefania

      Reply

  4. Alberta Vittadello

    settembre 29, 2018 at 8:44 am

    Interessante l’intervento dell’assessore Gallani. Il cittadino, non sempre, conosce le procedure amministrative e le scelte politiche legate ai diversi contesti all’interno di un assessorato all’Ambiente.
    Importanti le esperienze condivise dai docenti: a dimostrazione che fare scuola in modo diverso si può.
    Fondamentale il ruolo della scuola come “ambiente di formazione” del futuro cittadino, responsabile, attivo e solidale

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 11:05 am

      Anzi, avrei dovuto ringraziarti per i commenti, non il commento!!!
      E aggiungo, certo, fare scuola in modo diverso si può! Qui troverai presto altri spunti, anche pratici, di attività da poter svolgere a scuola. Partiranno presto i nuovi gruppi di lavoro, insegnanti che si impegnano a preparare dei piani di lezione su questioni globali e con metodi tipici dell’educazione alla cittadinanza globale.
      Ovviamente, se vorrai condividere lezioni, attività o spunti (anche dal sito al quale collabori!) ne saremmo grate.
      Stefania

      Reply

  5. Angela Totaro

    gennaio 21, 2019 at 9:32 am

    Ho apprezzato moltissimo la realizzazione del progetto Io cittadino glocale; le persone che ci hanno lavorato, al di là del perseguimento degli obiettivi che si erano poste, hanno dimostrato quanto si possa fare quando si è disposti a mettersi in gioco, lavorando con tanto impegno. Complimenti!!!

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 9:57 am

      E’ bello leggere il tuo commento, Angela. Lavorare con impegno, condividendo, porta spesso a delle soddisfazioni. La cosa più interessante, per me, è stata la collaborazione tra la scuola dell’infanzia e la scuola primaria e il coinvolgimento attivo della comunità locale, che ha risposto alle letterine dei bambini. Spero possa essere d’ispirazione per tutti gli insegnanti!
      Stefania

      Reply

Leave a Reply to Angela Totaro Cancel reply

La tua email non verrà pubblicata.

Questo blog nasce nell’ambito del progetto europeo Global Issues Global Subjects grazie al contributo di ACS – Associazione di cooperazione e solidarietà, è rivolto ai docenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado aderenti al progetto World Social Agenda di Fondazione Fontana Onlus.