Persone: tra diritto e diritti

30 Settembre 2019  …………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Il soggetto centrale del nuovo diritto internazionale dei diritti umani è la persona umana, in quanto titolare dei diritti fondamentali. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948) ci dice che la persona umana preesiste al diritto positivo. L’art. 1 recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” (corsivo aggiunto). I diritti umani sono innati, quindi inviolabili e inalienabili. Ineriscono alla dignità della persona. Significativo è anche l’incipit del Preambolo della Carta delle Nazioni Unite (1945): “Noi popoli delle Nazioni Unite, decisi (…) a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole” (corsivo aggiunto). Altrettanto significativo è l’incipit del Preambolo della Dichiarazione Universale: “Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”. Dunque, la dignità umana è il valore fondativo dell’ordine mondiale, con la conseguenza che, quanto meno in via di principio, la sovranità degli stati si riconverte a valore strumentale in ordine al soddisfacimento dei diritti fondamentali della persona. Anche i due Patti internazionali del 1966 rispettivamente sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali ribadiscono nel Preambolo la centralità della persona umana: “Considerando che, in conformità ai principi enunciati nello Statuto delle Nazioni Unite, il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo; riconosciuto che questi diritti derivano dalla dignità inerente alla persona umana”.

A livello regionale-continentale, la quattro principali convenzioni giuridiche internazionali sui diritti umani usano nella maggior parte di loro articoli il termine “persona” quale soggetto titolare di diritti fondamentali. Riportiamo alcuni passaggi a mo’ di esempio.

Convenzione europea dei diritti umani e delle libertà fondamentali (1950), Art. 1: “Le Alte Parti contraenti riconoscono a ogni persona sottoposta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà enunciati nel Titolo primo della presente Convenzione”; Art. 2: “Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge”; Art. 5: “Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza”; …

Convenzione interamericana dei diritti umani (1969), Preambolo: “Riconoscendo che i diritti umani essenziali non dipendono dall’appartenenza di un individuo ad un certo Stato, ma sono fondati sugli attributi della persona umana, e che in ragione di ciò si giustifica la loro protezione a livello internazionale”; Art. 2: “2. Ai fini della presente Convenzione, il termine “persona” si riferisce ad ogni essere umano”.

Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli (1981), Preambolo: “Riconoscendo che i diritti fondamentali dell’essere umano sono fondati sugli attributi della persona umana”; Art. 4: “La persona umana è inviolabile”.

Carta araba dei diritti umani (2004), Preambolo: “Basandosi sulla fede della nazione Araba nella dignità della persona umana, …; Affermando (…) la propria convinzione che il godimento da parte della persona umana di libertà, giustizia ed eguaglianza delle opportunità è una misura fondamentale del valore di una qualunque società”.

Con il riconoscimento giuridico dei diritti umani, la persona umana viene posta al centro di qualsiasi progetto politico, economico e sociale. I principi di integralità della persona umana, di eguaglianza di tutte le persone e di interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti umani sono fra loro intimamente correlati.

Come ha scritto Antonio Papisca: “Ogni persona umana, in ogni parte del mondo è, in quanto tale, legge fondativa, è, mutuando dal linguaggio della genetica, tutto il “programma ordinamentale” che il legislatore è tenuto a riconoscere e sviluppare. Dignità umana, sotto il profilo giuridico, equivale a codice genetico ordinamentale. E’ il valore dei valori giuridici”. I diritti umani preesistono al diritto positivo, la cui funzione è di riconoscerli, non già di crearli. Amartya Sen ha scritto: i diritti umani non sono “son of law”, un figlio del diritto, ma “parents of law”, i genitori del diritto. Altrimenti detto, i diritti umani, una volta riconosciuti come diritto positivo a livello nazionale e internazionale, non sono più revocabili pena l’automatica delegittimazione del decisore politico.

(Marco Mascia, Cattedra UNESCO Diritti umani, democrazia e pace, Università degli Studi di Padova)

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