Terra: uso e consumo di suolo

 

Ciò che fa Argia diversa dalle altre città è che invece d’aria ha terra. Le vie sono completamente interrate, le stanze sono piene d’argilla fino al soffitto, sulle scale si posa un’altra scala in negativo, sopra i tetti delle case gravano strati di terreno roccioso come cieli con le nuvole. Se gli abitanti possono girare per la città allargando i cunicoli dei vermi e le fessure in cui s’insinuano le radici non lo sappiamo: l’umidità sfascia i corpi e lascia loro poche forze; conviene che restino fermi e distesi, tanto è buio.
Di Argia, da qua sopra, non si vede nulla; c’è chi dice: “È là sotto” e non resta che crederci; i luoghi sono deserti. Di notte, accostando l’orecchio al suolo, alle volte si sente una porta che sbatte (Calvino I., Le città  invisibili, Mondadori, 1993, p. 133).

Lo abbiamo sperimentato fin dalla nostra infanzia quanto ricco e stimolante sia il suolo, cioè la terra. Ci piaceva toccarla, manipolarla, trasformarla, farla diventare quello che più ci piaceva. L’abbiamo poi studiata a scuola o la stiamo ancora studiando: la terra è vita. É lo strato visibile della superficie terrestre, così apparentemente sottile eppure così densamente abitata da minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi: ospita praticamente (quasi) tutta la biosfera. Con un linguaggio molto attuale, diremmo che il suolo è l’interfaccia tra terra, aria e acqua e la piattaforma sulla quale l’uomo continua ad esercitare questo suo desiderio manipolatorio, trasformativo, creativo.

Dal punto di vista geografico è elemento del paesaggio. Dal punto di vista storico è elemento del patrimonio culturale. Dal punto di vista fisico è un magazzino di stoccaggio di sostanze vitali quali l’acqua, i nutrienti e il carbonio così complesso che noi conosciamo solo l’1% della sua complessità. 

Svolge infatti un ruolo di servizio in diversi ambiti: approvvigionamento (prodotti alimentari e biomassa, materie prime, ecc.); regolazione e mantenimento (regolazione del clima, cattura e stoccaggio del carbonio, controllo dell’erosione e dei nutrienti, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, riserva genetica, conservazione della biodiversità, etc.); cultura (servizi ricreativi e culturali, funzioni etiche e spirituali, paesaggio, patrimonio naturale, ecc.). Potremmo riassumere dicendo che è patrimonio della nostra umanità perché incorpora valore antropologico, sociale, culturale, economico, politico e ambientale.

Il patrimonio si mantiene tale se viene protetto, non nel senso che lo si lasci all’interno di una teca museale, ma che lo si usi con le dovute attenzioni e cure, in modo sostenibile perché si tratta di una risorsa non rinnovabile. Il rischio che corre è quello del suo esaurimento. Nel 2018 il “giorno in cui la richiesta annuale di risorse da parte dell’uomo ha superato quella che gli ecosistemi terrestri sono in grado di rinnovare in quell’anno” (in inglese Earth Overshoot Day) è stato il 1° agosto. Ciò significa che dal 2 agosto abbiano iniziato a utilizzare risorse (cibo, acqua, fibre, terra e legname) che avremmo dovuto impiegare il prossimo anno. 

Dovremmo riflettere maggiormente sul fatto che non si tratta di un rischio di per sé del suolo quanto di un rischio connesso all’esistenza delle società umane che sono gli attori più responsabili del suo esaurimento e/o impoverimento (rischio sismico, rischio vulcanico, dissesto idrogeologico, …).

Si chiama infatti consumo di suolo l’esito di un processo di incremento della copertura artificiale di terreno, legato alla costruzione di edifici (abitazioni, insediamenti produttivi, ecc.) e di infrastrutture (strade, autostrade, ecc.). Questo processo deriva da un progetto sociale di trasformazione in particolare della superficie agricola, adibita ad attività del settore primario, ma anche della superficie naturale o seminaturale, cioè non interessata o parzialmente interessata da progettualità antropiche. Ha a che fare con l’espansione delle aree urbane e dell’infrastrutturazione del territorio. 

Tecnicamente si dice che il consumo di suolo sia una variazione della copertura del suolo (in inglese Land Cover) da non artificiale (suolo non consumato) ad artificiale (suolo consumato). Per copertura del suolo si intende la copertura biofisica della superficie terrestre, comprese le superfici artificiali, le zone agricole, i boschi e le foreste, le aree seminaturali, le zone umide, i corpi idrici (è la direttiva europea 2007/2/CE a definirla così).

Trattandosi di progetti che immettono sul territorio cemento, asfalto, calcestruzzo, ecc. cioè che coprono il terreno con materiali artificiali: si tratta di una vera e propria operazione di impermeabilizzazione. Il suolo non respira e non beve più. Ciò significa che diventa più soggetto ad inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, perde in biodiversità, perde in fertilità, contribuisce alla perdita di territorio e paesaggio rurale, ecc. Dobbiamo far attenzione a non confondere la copertura del suolo con la dotazione naturale della superficie terrestre: non sono la stessa cosa. Nella copertura del suolo sono inclusi anche progetti dell’uomo come i parchi, gli spazi verdi, i giardini, ecc. che non dobbiamo includere nel calcolo del consumo di suolo.

Altri esempi di consumo di suolo, sono la perdita totale di suolo attraverso la rimozione per escavazione (ad esempio le attività estrattive a cielo aperto) o la perdita parziale (ad esempio un parcheggio non asfaltato).

É quasi scontato dire che dalla qualità del suolo dipende la qualità della nostra vita. Esso è bene comune. La proprietà privata lo sta tirando per il collo per appropriarsi dei lembi più fertili; va pertanto difeso perchè di tutti e tutte. É una questione di giustizia: come stiamo consumando suolo? Cosa lasceremo a noi domani e alle generazioni che ci succederanno? É una questione di responsabilità: quali sono i rischi e le conseguenze di ciò che facciamo? Su chi ricadono? É una questione di cura: la terra ci interessa? Sentiamo un sentimento di attrazione? É una questione di prevenzione: cosa possiamo evitare o fare perchè domani ce ne sia ancora? 

Il documento più significativo da esplorare per avere un’idea del fenomeno del consumo di suolo alla scala nazionale è il Rapporto annuale dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), in particolare l’edizione 2018, Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi eco sistemici. Il documento riporta all’attenzione le responsabilità dell’Italia e del Veneto: in termini di cura e di prevenzione non abbiamo nulla da insegnare. C’è piuttosto bisogno di imparare come fare ad invertire la rotta. 

“Suolo e consumo”: intervento di Paolo Giandon, Arpav descrizione del progetto “Io contadino trasformo in orto il mio giardino” Traccia audio della formazione

Consigliamo la lettura dei libri

 

 

 

Share this Story

6 Comments


  1. Antonella Carlotto

    gennaio 7, 2019 at 6:16 pm

    Quando si parla di risorse naturali è più frequente pensare e parlare di tutto ciò che sta sopra o sotto il suolo (acqua, aria, minerali, ecc), ho trovato invece molto interessante mettere a fuoco e approfondire anche il tema della risorsa suolo in tutti i suoi aspetti: di che cosa è fatto, come si forma, quali sono le sue funzioni, come la consumiamo, ecc. Sicuramente diversi sono gli spunti che, dall’intervento di Paolo Giandon, potrò inserire nelle mie lezioni.

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 12:26 pm

      Grazie Antonella, ci fa piacere che questo focus sia stato apprezzato! Importantissima risorsa il suolo: provvede a purificare l’acqua, fa crescere le piante che ci danno ossigeno e cibo e sostiene, letteralmente, ogni attività umana. Eppure, come dici, è così tipico darlo per scontato!
      Se vorrai condividere con noi le esperienze attuate in classe, cartelloni, discussioni, lezioni, sentiti libera di postarli qui nella sezione commenti.
      Stefania

      Reply

  2. Sefora Dal Porto

    gennaio 17, 2019 at 1:30 pm

    Dopo aver raggiunto la consapevolezza che il Veneto non ha mai attuato delle azioni politiche che rispettino il territorio, che educhino le nuove generazioni alla salvaguardia del suolo che “appartiene” anche a loro, un insegnante deve impegnarsi ancora più seriamente nel fornire strumenti ai suoi alunni per interpretare la realtà che li circonda e reagire agli adulti che li vorrebbero pigri e ignari, dei consumatori da indirizzare, la massa che trova utile cemento ed asfalto ovunque, a prescindere.
    Questo incontro rafforza la mia volontà di combattere questo ferimento e di avere nei miei studenti degli alleati che lottino contro l'”analfabetismo” dei genitori, che non si preoccupano di capire i dati sul consumo di suolo, sull’inquinamento dell’acqua e dell’aria. Insegno in un territorio che molto potrebbe fare per questa consapevolezza ed impegno, ma vede facilmente il denaro come scorciatoia per tutto, a scapito del rispetto per la Terra

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 12:22 pm

      Un commento sfidante, Sefora. Il coinvolgimento emotivo e valoriale emerge fortemente.

      I dati ARPAV sono sicuramente sconcertanti e il Veneto è tra i fanalini di coda in quanto a protezione e cura della risorsa suolo. Però, come dici, il ruolo dell’insegnante come attore del cambiamento e come ispirazione per i giovani, è fortissimo.

      Starei attenta a non porre troppo l’accento sui problemi, quanto più sulle soluzioni attuabili e sulle azioni che ognuno può intraprendere. I ragazzi, se ben guidati e mossi dallo stesso spirito che emerge dal tuo commento, combattente, non sono né pigri né ignari, ma possono sentirsi facilmente persi, demotivati, se interpretano il problema come lontano dalla propria capacità di intervento. Compito degli insegnanti che vogliono attivare i propri studenti, renderli consapevoli e impegnati, è quello di mostrare o ragionare sul proprio ruolo e le proprie responsabilità, stando attenti a non colpevolizzare i comportamenti poco attenti di alcuni di loro, ma premiare quelli più virtuosi come esempi da seguire da tutti.

      Breve inciso riguardo l’attivazione degli studenti: nell’ambito del progetto alcuni studenti produrranno delle campagne di sensibilizzazione. Le foto e i video di queste saranno visibili sulla pagina Instagram gener_azioni_sostenibili, che abbiamo appositamente creato.

      Buon lavoro con i tuoi alunni,
      Stefania

      Reply

  3. Marilena Spandri

    gennaio 27, 2019 at 5:50 pm

    Sono rimasta colpita dai dati del consumo del suolo in Veneto ed in particolare a Padova. L’uomo, con le sue attività ‘consuma’ occupando sempre più porzioni di territorio trasformandole in modo pressoché irreversibile. Nel nostro Paese è ancora fortissima la tendenza a cementificare disordinatamente il suolo libero. A me sembra che l’urbanizzazione abbia conosciuto, negli ultimi decenni, un’accelerazione senza precedenti, questa a mio avviso,è una tendenza che ci allontana dalle migliori esperienze europee, dove ad esempio, l’attività immobiliare si concentra spesso nella riqualificazione dei cosiddetti “brown fields”, le aree ex-industriali.

    Reply

    • blog_insegnanti

      febbraio 12, 2019 at 9:43 am

      Ottima riflessione Marilena. L’Italia sicuramente non eccelle per l’attenzione a queste tematiche, ma si trovano anche esempi felici di riqualificazione e rigenerazione urbana. Hai avuto modo di presentare queste tematiche ai tuoi studenti?
      Stefania

      Reply

Leave a Reply to Sefora Dal Porto Cancel reply

La tua email non verrà pubblicata.

Questo blog nasce nell’ambito del progetto europeo Global Issues Global Subjects grazie al contributo di ACS – Associazione di cooperazione e solidarietà, è rivolto ai docenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado aderenti al progetto World Social Agenda di Fondazione Fontana Onlus.